BIODIVERSITÀ come bellezza

il senso

della mostra

La mostra vuole esplorare diverse modalità di conoscenza e comunicazione della biodiversità, soffermandosi su tre assi principali: Rappresentazione, Nutrimento e Musealizzazione e mira a seminare e disseminare un’idea di biodiversità come bellezza, invitando all’azione.

Un’azione che deve essere guidata dal buon senso, dalla ragione (le dantesche virtute e conoscenze), ma anche dal sentimento, dall’emozione e quindi dall’arte che riesce a far passare, in maniera a volte molto più incisiva di testi scientifici, un messaggio anche complesso.

Allo stesso tempo, diventa importante il ruolo delle istituzioni culturali come i musei e gli ecomusei che possono diventare attivatori di pratiche orientate alla conservazione e alla valorizzazione della biodiversità e promotori di una forma mentis attenta alla sostenibilità, ossia di un habitus che empatizza con l’habitat.

In questa prospettiva la biodiversità si rivela non solo dato biologico, ma patrimonio di bellezza vivente, intesa come intreccio di forme, relazioni e significati che richiedono attenzione, studio e contemplazione che può arrivare anche a stravolgere l’espressione estetizzante corrente.

Il modo in cui il termine bellezza è utilizzato è auspicabilmente provocatorio. Riprendendo le parole di Renzo Piano, “la bellezza non è mai solo estetica, piuttosto è un equilibrio fragile tra etica e poesia, tra tecnica e leggerezza. È qualcosa che si costruisce con pazienza, rispetto e ascolto: del luogo, della luce, del vento, delle persone” e noi aggiungiamo della natura che è per l’appunto biodiversa.

Il termine bellezza, e l’idea che la biodiversità sia una forma di bellezza, in questo contesto va quindi ben oltre la dimensione estetica ed ha più a che fare con l’armonia, con l’equilibrio. La bellezza estetica della biodiversità che pure esiste e si manifesta nei colori di una barriera corallina, nel canto degli uccelli o nella varietà di fiori che sbocciano nei prati, non basta a comprendere cosa essa sia. La biodiversità, infatti, non è solo qualcosa da ammirare, ma è anche un valore etico, che può entrare in conflitto con ciò che bello e utile per l’uomo.

Ad esempio, lasciare crescere prati alti in città è una scelta che favorisce la biodiversità. Questi spazi offrono rifugio e nutrimento agli insetti impollinatori, fondamentali per le colture. Proteggere api, farfalle e altri insetti significa garantire il regolare ciclo di produzione alimentare. I prati spontanei, raramente considerati belli e frequentemente ritenuti non utilizzabili dall’uomo, oltre a favorire il ciclo di produzione alimentare riducono l’uso di pesticidi. Così, le città, promuovendoli, diventano alleate dell’ambiente e della sicurezza alimentare.

Tutte le espressioni viventi hanno diritto a esistere, indipendentemente dalla loro funzione per l’uomo. Difendere la biodiversità significa riconoscere il legame profondo tra uomo e natura e assumersi la responsabilità di proteggerla è un atto di giustizia, di cui devono farsi carico studiosi ricercatori e istituzioni culturali, verso le generazioni future e verso tutte le forme di vita.

La mostra è parte delle attività del National Biodiversity Future Center (NBFC), e in particolare del gruppo di ricerca del Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca.

I contenuti della mostra online si rifanno ai capitoli del volume “DisSeminAzioni: Raccontare la Biodiversità”. Ledizioni, 2025 – open access